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FIGLIO MIO, LASCIA QUESTO PAESE PDF Stampa E-mail
Società - Politica
Scritto da Moderatore   
Sabato 05 Dicembre 2009 10:46

"FIGLIO MIO, LASCIA QUESTO PAESE" di PIERLUIGI CELLI

"Figlio mio, lascia questo Paese"

di PIER LUIGI CELLI
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.


Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
 
 Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)

 

Commenti
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io_spero  - Confusion...   |Author |11-12-2009 17:07:29
http://www.dillinger.it/figlio-mio-lascia-questo-paese-35171.html
Non ho partecipato alla discussione che ha acceso questo articolo in altri forum o sul sito del giornale Repubblica, ma lo faccio con molto piacere in questa sede.
Lo faccio con molto piacere sapendo di poter interloquire con persone interessate più di altre alla cosa pubblica. E in particolare alla cosa pubblica al Sud. Territorio più di altri martoriato dalla piaga dell'immigrazione. Più di altri isolato e periferico.
Dopo quasi quattro mesi spesi nel cuore pulsante dell'Europa posso seriamente capire quanti e quali problemi affligono la nostra terra. E sento quanto sia facile essere tentati dal desiderio di lasciare li solo le proprie origini e qualche ricordo d'infanzia, cercando un'altra strada. Pensando che sia più difficile combattere in giro per il mondo che a casa propria. O cercando di trovare qualcosa ch giustifichi questa impressione.
Vedere intorno tante menti capaci, e non sapere se le cose vadano camb...
doriano   |Publisher |13-12-2009 16:05:48
avatar Cari moderatore & io spero,
anche io dal cuore dell'Europa credo di capire seriamente il padre di questo ragazzo. E non potete immaginare come mi assale e paralizza il pensiero di partire per l'estero di nuovo per non dover essere costretti a rinunciare al proprio "forte senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati" attraverso il merito senza rinunciare a "stare con orgoglio" in un Paese che troppo spesso ti chiede di dover barattare tra le due cose. Ricordo però uno dei primi libri che ho letto qualche anno fa, L'altruismo e la morale di Francesco Alberoni e Salvatore Veca, quando ho deciso di interrogarmi sull'impegno che avrei potuto e dovuto donare alla società che mi ha dato una famiglia, una patria e un destino comune.
Alberoni spiega che la morale è costituita da due componenti, di eguale importanza, e sono l'altruismo e la razionalità. Forse è questa pulsione altruistica verso la propria terra che ci comanda, come il cuore a volte sulla ragione...
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Ultimo aggiornamento Sabato 05 Dicembre 2009 10:49